mercoledì 22 marzo 2017

Un quarto di secolo di acqua

Oggi, giornata internazionale dell'acqua, si festeggiano i 25 anni di sensibilizzazione su questo importantissimo tema. Istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 con l’obiettivo di sensibilizzare e promuovere azioni concrete per la tutela delle risorse idriche, la giornata di quest'anno ha come tema il waste water. Tecnicamente, con tale termine si indicano i reflui che vengono scaricati nei corsi d’acqua dagli impianti di depurazione civili e industriali; in senso più ampio, invece, ci si riferisce a tutte le acque inquinate che raggiungono quelle superficiali. Vedi anche qui.

Di questo, del senso della giornata e di aspetti collaterali relativi all'oro blu se ne è discusso stamane alla trasmissione della Radio Svizzera Italiana "Millevoci" in compagnia di esperti di questioni idriche e ambientali: Pippo Gianoni, docente e consulente ambientale, Eleonora Bourgoin, dell’Ufficio comunicazione della Città di Lugano per parlare della campagna di sensibilizzazione “L’acqua del rubinetto è buona”, Riccardo Petrella,  professore esperto di fama mondiale in questioni idriche e Francesco Vallerani, professore esperto di fama mondiale in questioni idriche.

QUI si può riascoltare la trasmissione.

Per l'occasione, possono essere riletti tutti i post del blog con il tag "ciclo idrologico" e ho messo in evidenza (a lato) uno dei post dedicati al mutamento del ciclo idrologico in un clima più caldo.



Domani, giornata mondiale dedicata alla meteorologia e che quest'anno ha come tema "capire le nubi", un post speciale proprio sul ruolo dell'acqua condensata (e/o solidificata) nell'atmosfera nei processi radiativi e nel contesto dei cambiamenti climatici.

martedì 21 marzo 2017

Foreste e clima


Oggi, giornata internazionale delle foreste (quest'anno il tema è "foreste ed energia", vedi anche qui per un excursus inter-disciplinare), dopo parecchio tempo torno a parlare di foreste e clima (vedi per es. qui o qui).
Da qualche anno ci sono in rete anche interessanti e utili mappe che mostrano la situazione generale: questa per esempio mostra i principali hotspot della deforestazione, quest'altra dell'università di Maryland  (commentata qui) mostra il cambiamento globale della copertura forestale nell'ultimo decennio e mezzo. A proposito di quest'ultimo istituto: la recente pubblicazione di Potapov et al. ha mostrato come fra il 2000 e il 2013 sia sparito globalmente il 7,2% delle foreste vergini, se ne è andata infatti una superficie di più di 900 mila kmq di selve incontaminate (un'area grande come il Venezuela), i 3/5 della quale nelle zone tropicali (vedi slide sotto con la sintesi del lavoro).


Lo spunto del post è venuto dal recente lavoro di Giacomo Grassi (et al.) del Joint Research Centre europeo di Ispra (vedi anche qui) - ampiamente descritto nell'ultimo post di climalteranti -  sul potenziale ruolo cruciale (e tutt'altro che semplice) delle foreste per raggiungere gli obiettivi di Parigi (qui un intervista a "Le Oche" su Radio popolare). Guardando agli ultimi due secoli in Europa, per es., c'è poco da stare allegri, in questo senso.
Il cambiamento della copertura forestale influenza il clima non solo a causa degli impatti che ha sul ciclo del carbonio, ma anche in relazione a come influisce sui flussi di energia e di acqua fra la superficie e l'atmosfera. E queste conseguenze non sono le stesse ovunque: deforestazione o riforestazione sono processi che, dal punto di vista degli effetti climatici, sono in grado di produrre risultati diversi a seconda delle zone climatiche considerate. Questo rende più difficile determinare trend climatici su scala globale piuttosto che locale, in conseguenza del Land Use, Land-Use Change and Forestry (LULUCF).

Alexander von Humboldt, Kosmos (1845)

Grande "peso mosca" nel sistema terrestre, la vegetazione è in continua interazione con l'atmosfera e gli scambi fra di essi coinvolgono flussi di energia, acqua e carbonio. L'esempio nell'immagine qui sotto mostra sinteticamente questi tipi di scambi in dipendenza di copertura forestale, vegetazione bassa (prato) o in assenza di entrambi.


Che la vegetazione sia un importante player nel sistema climatico è evidente anche solo considerando quanto rappresentato qui sopra. Ma gli effetti di un suo cambiamento, come detto, sono tutt'altro che semplici da rappresentare e simulare. In primis per via della scala geografica di riferimento, dipendente dal fatto che gli effetti climatici globali del processo in atto nelle zone tropicali non sono necessariamente gli stessi rispetto a quello in atto nelle zone boreali. Quali effetti hanno la meglio? E globalmente, quindi, la vegetazione tende a raffreddare o riscaldare il clima?

Gli esperimenti di simulazione effettuati per es. al Max Planck (e basati su quello che sappiamo in fisica, chimica e biologia in questo ambito) ci dicono che il clima risponde in modo differenziato.
Per es. Bathiany et al. hanno effettuato una serie di simulazioni ipotizzando un cambio drastico della copertura forestale (completa deforestazione - vedi immagine sotto a sx - risp. riforestazione massiccia - vedi immagine sotto a dx) nelle due macro-regioni tropicale (vedi immagine sotto, in alto) e extra-tropicale boreale (vedi immagine sotto in basso).


Quello che è emerso è che nel caso di completa deforestazione delle zone tropicali si avrebbe un riscaldamento globale di 0,4 gradi mentre nel caso in cui la deforestazione riguardasse solo le aree boreali il clima risponderebbe con un meno netto raffreddamento di 0,25 gradi. Quasi lo stesso valore termico che si avrebbe, ma in senso opposto, nel caso di riforestazione nelle stesse aree extra-tropicali boreali (area che risponde, quindi, in maniera abbastanza lineare a questo tipo di perturbazione nella simulazione). Poca variazione di peso, ma comunque un leggero rinfresco globale, nel caso di riforestazione nelle aree tropicali (vedi immagine sotto).
In sostanza: le foreste tropicali rinfrescano il clima, mentre quelle boreali invece lo riscaldano (vedi anche qui).



Port e Claussen hanno poi simulato uno scenario un po' più realistico prendendo in considerazione vegetazione e situazione climatica globale dei casi limite relativi all'ultimo massimo glaciale (21.000 anni fa), all'ottimo olocenico (6000 anni fa) e paragonandoli con la situazione odierna.





La conclusione del loro lavoro è che le dinamiche della vegetazione tendono ad amplificare il cambiamento climatico inter-glaciale: la fase calda diventa ancora più calda, quella glaciale più fredda, mentre passando dal massimo glaciale all'ottimo olocenico l'aridità del Sahara si riduce e il deserto diventa più verde a causa dell'intensificazione del monsone dell'Africa occidentale.




Così, l'atteso raffreddamento globale come freno al GW indotto dalla riforestazione potrebbe anche non essere così importante e significativo.


Tuttavia, siccome la perdita di foreste amplifica le variazioni diurne della temperatura dell'aria aumentandone media e massime - in primis nelle zone aride e semi-aride poi in quelle temperate, tropicali e infine nordiche - la gestione delle stesse in chiave di "geoingegneria verde" sarebbe una soluzione ottimale e auspicabile per il clima su scala regionale.

lunedì 20 marzo 2017

Ai confini del mondo



90 giorni per circumnavigare l’Antartide ed effettuare migliaia di esperimenti scientifici alla ricerca delle complesse interazioni esistenti fra il clima, l’oceano e l’affascinante continente australe, un universo decisamente ancora poco conosciuto ed indagato.
Era questo l’obiettivo dell’ACE (Antarctic Circumnavigation Expedition) la missione di ricerca guidata dal neonato Istituto polare svizzero che ha concluso il suo viaggio proprio ieri a Città del Capo in Sudafrica.
Noi ne avevamo già parlato qui (nella seconda parte del post).

lunedì 13 marzo 2017

Storie di anticipi

Erba di cotone artica in riva al mare della Groenlandia. Il falasco è in anticipo di quasi un mese sul suo naturale calendario, rispetto a 10 anni fa.

La primavera boreale anticipa il proprio inizio sul calendario come mai in precedenza da quando è iniziato il monitoraggio ambientale. Nelle regioni artiche, inizia in media 26 giorni prima rispetto ad un decennio fa e questo sta causando problemi al ciclo naturale delle piante e alla fauna selvatica, come mostra uno studio recentemente pubblicato. Alle medie latitudini, sta anticipando meno velocemente rispetto a quelle più a nord (in media con una velocità di un ordine di grandezza inferiore), ma sempre troppo rapidamente rispetto al naturale equilibrio dei vari ecosistemi. Le evidenze vengono da questi testimoni silenziosi, le specie naturali che rispondono ai segnali del clima. La scienza relativamente giovane della fenologia - la registrazione della data di calendario del primo germoglio, del primo fiore,  del primo comportamento di nidificazione e dei primi arrivi di uccelli migratori -, nel corso degli ultimi decenni, ha più volte confermato i timori meteorologici del riscaldamento globale come conseguenza della combustione di combustibili fossili.

lunedì 6 marzo 2017

Vendicati i "modellini farlocchi"


Il record termico della temperatura media globale (Trenberth 2015) e quello della concentrazione atmosferica di CO2 (linea rossa tratteggiata). 

Wally Broecker torna sulla sua proiezione climatica effettuata nel 1975 e pubblicata su Science. Apparentemente una proiezione parecchio azzeccata, ma Wally è molto critico con se stesso - alla sua età e con la sua esperienza, come non poterselo permettere? - , per es. dice
based on the words “global warming” in my Science paper, I was given the title “Father of Global Warming.” Not only did I not like this title, I had done little to merit it.

sabato 4 marzo 2017

Il tempo, il clima e...le ciliegie alternative


La rapida e attuale fluttuazione al ribasso dell'estensione dei ghiacci marini che circondano l'Antartide è impressionante - dopo anni di leggera crescita e con un trend pluriennale positivo (trend lineare: +200.000 km^2/decennio, fonte: NSIDC) dettato principalmente da motivi di circolazione atmosferica, venti e precipitazioni - ma non è che la risposta ambientale delle particolari condizioni meteorologiche che sta vivendo il perimetro del grande continente bianco in questa breve ma estrema estate australe, condizioni particolari iniziate già nella scorsa primavera (vedi immagini e animazione sotto).

giovedì 2 marzo 2017

Approvato l'accordo di Parigi

Il Parlamento svizzero, con 130 voti contro 60 e 3 astensioni, ha autorizzato il Governo oggi, giovedì, a ratificare l'accordo di Parigi sul clima. Respinta dall'assemblea la proposta della destra di non entrata in materia. La camera alta deve ancora pronunciarsi.
L'intesa in questione, approvata da più di 190 Stati nel dicembre del 2015, punta a proseguire gli sforzi volti a contenere l'aumento a 1,5 gradi centigradi della temperatura del pianeta. Tutti i paesi firmatari, fra i quali anche la Svizzera, sono vincolati a presentare ogni 5 anni obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra e ad adottare misure in materia sul piano nazionale.

domenica 26 febbraio 2017

O neve mia...

Il comprensorio sciistico senza neve di Corviglia, sopra St Moritz, a fine dicembre 2015.
La stazione visibile di El Paradiso è ubicata a circa 2200 mslm

Entro la fine del secolo il livello di innevamento naturale sulle Alpi salirà da 500 a 700 metri, spiega il climatologo Reto Knutti nell'intervista qui sotto.
Knutti  è co-autore di un nuovo rapporto sull'impatto del cambiamento climatico in Svizzera (vedi anche qui), in particolare ha contribuito alla parte 1 ("basi fisiche") e alla 3 ("mitigazione").
Knutti è fisico dell'atmosfera e professore ordinario presso l'ETH di Zurigo. Lavora con i modelli climatici matematici che descrivono gli effetti dei gas serra nell'atmosfera. Knutti è uno dei principali autori del Working Group I del quinto e ultimo rapporto dell'IPCC, Contributor, Expert Reviewer, Draftin Author dell'SPM, Lead Author del TS, Contributing Author del cap. 5, del cap. 9 e del cap. 10 e Coordinating Lead Co-Author del cap. 12 dedicato alle proiezioni a lungo termine del cambiamento climatico.
L'intervista è corredata da diverse immagini che sono associate a parte delle sue risposte.
A seguire, dopo l'intervista, un riassunto di un recente lavoro appena pubblicato sul destino segnato della stagione invernale alpina.

domenica 19 febbraio 2017

In contropiede

Come è tipico, anche quest'inverno la qualità dell'aria degli Stati Uniti è molto migliore di quella nella maggior parte dell'Europa e dell'Asia.

h/t Robert Rohde


Vedete l'aria pulita (a sinistra nelle mappe sotto) nella maggior parte delle città degli Stati Uniti?