venerdì 16 settembre 2016

O sole mio...


Uno studio condotto da una giovane dottoranda dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con altri enti, mostra una diminuzione della radiazione solare nei decenni ’60‐’80, seguita da una forte crescita negli ultimi trent’anni. L’andamento riflette quello delle emissioni inquinanti: grazie ai provvedimenti adottati negli ultimi anni per ridurle, migliora sensibilmente la trasparenza della nostra atmosfera alla radiazione solare, facendo sì che anche aree caratterizzate tradizionalmente da un’elevata torbidità atmosferica siano oggi molto più “luminose”.

L’analisi di una ampia base di dati di radiazione solare raccolti in decine di osservatori disseminati sul territorio italiano ha permesso di studiare come questa importante grandezza sia variata nel corso degli ultimi 55 anni. Lo studio, pubblicato sulla rivista Atmospheric Chemistry and Physics, è frutto di una collaborazione tra Università Statale di Milano, ETH di Zurigo, ISAC‐CNR, Aeronautica Militare e IPE‐CSIC di Saragozza. Il primo autore è Veronica Manara, una giovane dottoranda della scuola di dottorato in Scienze Ambientali della Università Statale.
Questa ricerca rappresenta una novità assoluta poiché prima non era disponibile nessuna informazione sull’evoluzione temporale della radiazione solare sul territorio italiano. Dallo studio emerge come la radiazione solare in Italia abbia subito importanti variazioni nel corso degli ultimi decenni. In particolare, viene mostrata una significativa decrescita nel corso degli anni ’60, ’70 e della prima metà degli anni ’80 del ‘900, a cui ha fatto seguito una netta inversione di tendenza, con una forte crescita negli ultimi 25‐30 anni. Questo segnale emerge in modo particolarmente chiaro limitando le analisi ai soli giorni privi di copertura nuvolosa nei quali sia l’iniziale decrescita che la successiva crescita sono dell’ordine del 8% per decennio.
L’andamento italiano riflette un segnale presente anche in altre aree del nostro Pianeta che consiste nella successione di due fasi: un’iniziale riduzione della radiazione solare (global dimming), seguita da un successivo aumento della stessa (global brightening). Molte ricerche sono ancora in corso sulle cause di queste variazioni, ma ci sono già indicazioni abbastanza chiare che esse siano legate principalmente alle emissioni inquinanti che hanno raggiunto nei Paesi più avanzati il loro culmine proprio quando si è manifestato il periodo di più intenso global dimming, per poi ridursi, grazie alla progressiva introduzione di norme per il controllo delle emissioni.
Negli ultimi 25‐30 anni è quindi migliorata sensibilmente la trasparenza della nostra atmosfera alla radiazione solare, facendo sì che anche aree caratterizzate tradizionalmente da un’elevata torbidità atmosferica, come per esempio il bacino padano, si siano progressivamente trasformate in aree incui, grazie alla minore presenza di particolato atmosferico, la radiazione solare riesce ad attraversare maggiormente l’atmosfera.
Tra le molteplici conseguenze positive si segnalano un netto miglioramento nella visibilità orizzontale, la disponibilità di maggiori risorse per il settore energetico ed agro‐forestale e un miglioramento nel tono dell’umore delle persone. L’aspetto negativo più rilevante consiste invece nel fatto che la crescente trasparenza atmosferica ha probabilmente prodotto un’accelerazione del riscaldamento del clima negli ultimi decenni, anche se per quest’ultimo aspetto sarebbe forse più corretto dire che era stata la precedente crescita dell’inquinamento da particolato atmosferico a produrre un mascheramento del riscaldamento. Nel momento in cui le concentrazioni di particolato atmosferico si sono ridotte, oltre al riscaldamento dovuto alle emissioni di biossido di carbonio e di altri gas‐serra, si è aggiunto anche il riscaldamento dovuto al venir meno di questo mascheramento
commenta Maurizio Maugeri, professore del dipartimento di Fisica della Statale.


Lo studio fa seguito ad un corrispondente studio sul numero di ore di sole che era stato pubblicato lo scorso anno sulla rivista Journal of Geophysical Research. La prosecuzione di questo studio consisterà in lavori analoghi sulla copertura nuvolosa e sulla visibilità. Il fine ultimo è quello di dare un quadro più chiaro su come si siano modificate nel corso degli ultimi decenni le condizioni ambientali italiane alla luce del variare delle condizioni di inquinamento da particolato atmosferico, contribuendo a meglio comprendere l’impatto delle emissioni antropiche sul sistema climatico.

da UniMi

Aggiungo alcune slide di presentazione che avevo già postato qualche anno fa riguardo l'effetto dimming e poi brightening in altre regioni di Europa e su scala mondiale:






lunedì 12 settembre 2016

Il clima scatena la guerra

La linea dell'aridità, individuata dall'architetto israeliano Eyal Weizman

L’immagine mostra la linea dove cadono 200 mm di precipitazioni medie annue, le macchie rosse sono le zone più colpite dai bombardamenti occidentali. Questo è il limite per una produzione di grano su larga scala (senza irrigazione). Appare evidente che le zone all’interno di questo confine non hanno una produzione agricola sufficiente e che in quelle zone, in presenza di popolazioni numerose, si soffre la fame.

venerdì 1 luglio 2016

Mal d'Antartide

Tramonto in Antartide (Chiara Montanari)



Primo importante inizio della riduzione del buco dell'ozono al di sopra dell'Antartide: "un traguardo storico", come è stato definito dagli studiosi, come risulta dai dati della ricerca coordinata dal MIT e pubblicati su Science. I ricercatori hanno passato in esame tutte le misure rilevate dal 2000, anno in cui era stato raggiunto il picco, a oggi, combinando quelle dirette con quelle calcolate da modelli. Questo lavoro ha permesso di rilevare segnali di una progressiva riduzione, in particolare nel mese di settembre. Gli esperti hanno inoltre preso in considerazione il ruolo giocato da fattori naturali sullo strato d’ozono, come le eruzioni vulcaniche, ai quali si deve la grande variabilità osservata negli ultimi anni.

giovedì 30 giugno 2016

22 passi di splendore fra gli unicorni


Non conoscevo questa perla di terrapiattismo, grazie a ocasapiens (anche qui) ne sono stato erudito. E impressionato, per fantasia, creatività e sostanza.
La paternità di tale sofisticata elucubrazione teorica pare venga da una affidabilissima fonte alla cui guida ci sarebbe una coppia di guru con expertise  nella ricerca scientifaca fringe...tanto sprovveduti e incoscienti, mi pare, da esser considerati quasi saggi.

giovedì 16 giugno 2016

I connotati del Niño



♥ Picchi estremi di temperatura, come scarti termici positivi in modo anomalo e prolungati per più mesi, sia al suolo che in troposfera

mercoledì 8 giugno 2016

Flanella nordatlantica


Sarò d'accordo con l'analisi sul presunto slowdown dell'AMOC effettuata da Rahmstorf? si chiedeva ocasapiens un paio di settimane fa, rammaricandosi della mia attuale propensione a flâner come un flâneur invece che indossare la flanella, quella calda e ruvida di tessuto scozzese, e imbarcarmi per le Fær Øer ad indagare.
Stefan Rahmstorf recensisce una manciata di paper sul raffreddamento dell'Atlantico attorno alla Groenlandia, come previsto dai modelli di riscaldamento globale, e sulle conseguenze: indebolimento dell'AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation), rallentamento della corrente del Golfo e riscaldamento nel nord-ovest dell'Atlantico. Rahmstorf spiega quali dati (coralli ecc.) e osservazioni hanno confermato i modelli, e prevede che
For the future, we have every reason to expect that both things will continue: the long-term weakening trend due to global warming, and short-term natural variability. When both work in the opposite direction, the AMOC will strengthen again for a while. When both work in the same direction, record cold in the subpolar Atlantic may result, like last year.

giovedì 2 giugno 2016

Il ritorno della bambinella?

Il superNino del secolo si sta oramai esaurendo, entrato da mesi come è nella sua fase di vecchiaia primaverile dopo la piena (e devastante, per gli effetti climatici generati, in primis in vaste regioni tropicali) maturità tardo-autunnale/invernale (vedi qui o qui).