sabato 24 giugno 2017

Letture al caldo


Un libro di narrativa e uno di saggistica, come consiglio estivo da portare sotto l'ombrellone o in riva alla sorgente mentre ci si immerge i piedi nelle fresche acque di montagna.
Giusto per esecrare il trend o le future canicole o...per ricordarci che, in fondo, siamo sempre ancora all'inizio dell'estate.


«Nessuno ricordava più con esattezza quando era cominciato tutto. Forse perché non c'era stato un vero e proprio inizio, forse perché si era trattato di una lenta e implacabile alleanza di eventi impercettibili, di alterazioni minime che, almeno in apparenza, cambiavano poco o nulla, finché, quasi di colpo, ci si era trovati in quel disastro. Teoria delle catastrofi: una teoria di fine Novecento, che riguardava i mutamenti improvvisi causati da piccole, successive alterazioni in un sistema, come il passaggio da un bruco a una farfalla, un nuvolone che si trasforma bruscamente in pioggia, ma anche quello dello sfacelo in cui, quasi senza rendersene conto, il mondo era precipitato. 
Livio Delmastro, invece, ricordava. (...) Ricordava di aver sentito che nel 2015, a Parigi, per la prima volta 195 paesi avevano sottoscritto un accordo globale sul clima: a molti era sembrata una svolta, una vera  propria rivoluzione; e invece, in realtà...»


Romanzo visionario, bello, intenso, esilarante, tremendamente attuale e da leggere...con il brivido caldo del domani che si fa già oggi pomeriggio.


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Raffaele Scolari, Catastrofi e cambiamenti climatici. Sette riflessioni su pensiero e rappresentazioni del disastro tecno-naturale, Mimesis 2017

«Sette sono i temi che affronto nel presente saggio: a) la possibilità di narrare il disastro; b) i modelli impiegati e le simulazioni elaborate per rappresentarlo; c) lo spirito della complessità; d) le critiche degli usi del mondo; e) il futuro immaginato e immaginabile nell'orizzonte della catastrofe; f) la narrazione della sopravvivenza; g) la concorrenza e l'equivalenza dei disastri (...) 
La situazione drammatica in cui si trova oggi la civiltà della tecnica, con le immani distruzioni che essa origina e le preoccupanti prospettive a medio e forse anche a corto termine, è spesso illustrata con la metafora ferroviaria del treno che ad altissima velocità avanza verso il precipizio. C'è ancora sufficiente spazio per frenare, secondo taluni; altri invece sono convinti che il limite per evitare la caduta nel vuoto sia ormai superato. Tutti o quasi sono concordi nell'osservare che non si sta frenando, oppure che il convoglio rallenta sì, ma troppo lentamente.»

Un saggio di un amico filosofo non semplice ma di una notevole profondità di pensiero che al contempo si manifesta in maniera estremamente chiara. Scritti che hanno preso forma anche a seguito di conversazioni e riflessioni che ho tenuto con lui ad intermittenza sul tema più importante del secolo, intrecciando filosofia e scienza. Con un interessante introduzione di Luca Mercalli.
Qui si può ascoltare un'intervista radio in cui l'autore presenta una sintesi del libro.

In autunno torneremo a parlarne, anche perché il saggio sarà oggetto di un paio di eventi pubblici che si terranno da queste parti. Fornirò dettagli a suo tempo.



venerdì 23 giugno 2017

Clima più estremo? IV — Heatwaves, conseguenze globali e letali


Mentre anche il Regno Unito è toccato dalla canicola rovente di questo rovente mese di giugno (nell'Inghilterra meridionale questa settimana sono state raggiunte temperature attorno a 35 °C dopo che il paese sta già subendo il suo più lungo periodo continuo di temperature elevate da decenni e le temperature estreme hanno portato ad una parziale liquefazione del manto stradale di alcune vie di comunicazione), esce uno studio importante sulle conseguenze future delle heatwaves (noi ne avevamo già parlato, a livello locale, qui). Sembra "telefonato" in particolare per quelli delle "analisi costi-benefici" che partono sempre dalle conclusioni che "tanto comunque ne uccide di più il freddo".


Nello studio si giunge (non si parte!) alla conclusione che i 3/4 della popolazione mondiale saranno esposti a ondate di calore mortale entro il 2100 se le emissioni di gas serra continueranno ad aumentare ai tassi correnti. Persino se le emissioni venissero ridotte in modo aggressivo, circa la metà della popolazione mondiale sarebbe comunque toccata da questo tipo di eventi estremi.
Stiamo esaurendo le scelte per il futuro. Per eventi estremi come le ondate di calore, le nostre opzioni attuali, purtroppo, sono già tra la variante cattiva o quella terribile. Molte persone in tutto il mondo stanno già pagando il prezzo finale delle heatwaves e, mentre i modelli suggeriscono che questa tipologia di evento estremo è probabile che continui, potrebbe anche essere molto peggio se le emissioni non saranno notevolmente ridotte. Il corpo umano può funzionare solo all'interno di una stretta gamma di temperature corporee intorno a 37 °C. Le ondate di calore rappresentano un notevole rischio per la vita umana, perché il clima caldo, aggravato dall'alta umidità, può aumentare la temperatura corporea, portando a condizioni molto pericolose per la sopravvivenza.
ha dichiarato Camilo Mora, professore associato di Geografia al College of Social Sciences presso l'Università delle Hawaii a Manoa e autore principale dello studio.
Un team di ricercatori guidati da Mora ha condotto una lunga analisi e ha trovato oltre 1'900 casi di località in tutto il mondo dove le temperature ambientali elevate hanno mietuto vittime fra il 1980 e il 2014 (dunque non rientra nel campione per es. l'estrema canicola dell'estate europea del 2015, vedi anche qui). Analizzando le condizioni climatiche di 783 episodi di caldo letali per i quali erano disponibili dei dati, i ricercatori hanno identificato una soglia oltre la quale le temperature e l'umidità diventano mortali. L'area del pianeta in cui tale soglia è superata per 20 o più giorni all'anno è in aumento e si prevede che cresca anche con tagli molto incisivi alle emissioni di gas serra. Attualmente, circa il 30% della popolazione mondiale è esposto a tali condizioni mortali ogni anno.


Numerosi esempi, come la canicola europea del 2003 che ha ucciso circa 70'000 persone, quella di Mosca del 2010 che ha ucciso 10'000 persone e quella di Chicago del 1995 che ha mietuto 700 vittime, sono esempi sconcertanti del rischio che questi eventi estremi pongono alla vita delle persone. Ma al di là di questi esempi molto citati, finora ben poco si sapeva su quanto comuni siano tali ondate di calore killer. Il gruppo internazionale di ricercatori e studenti coordinati dall'Università delle Hawaii ha deciso di rispondere proprio a questa domanda. Da oltre 30'000 pubblicazioni rilevanti, i ricercatori hanno identificato 911 documenti con dati su 1'949 studi di casi di città o regioni, dove le morti umane sono state associate a temperature molto elevate. Da questi casi sono stati ottenuti dati di 783 ondate di calore letali in 164 città di 36 nazioni, con la maggior parte dei casi registrati nei paesi sviluppati a media latitudine. Alcune delle città che hanno sperimentato questi eventi estremi letali includono New York, Washington, Los Angeles, Chicago, Toronto, Londra, Parigi, Pechino, Tokyo, Sydney e Sao Paulo.
Analizzando le condizioni climatiche di quelle città, i ricercatori hanno scoperto una soglia comune oltre la quale temperature e umidità sono diventate letali. In accordo con la fisiologia termica umana, la soglia è tale che aumentando l'umidità relativa, anche le temperature più basse diventano letali.
Trovare un limite al di là del quale le condizioni climatiche diventano mortali è scientificamente importante ma spaventoso. Questa soglia ci permette ora di individuare le condizioni che sono dannose per le persone e siccome si basa su casi documentati di persone reali in tutto il mondo, lo rende più credibile e pertinente. La cosa spaventosa è quanto siano già comuni quelle condizioni mortali 
 ha dichiarato Farrah Powell, studente universitario dell'Università delle Hawaii e uno dei co-autori dello studio. 
Un'applicazione web che accompagna la carta consente di contare, per qualsiasi posto sulla Terra, il numero di giorni in un anno in cui la temperatura e l'umidità superano questa soglia mortale. Ad esempio, entro il 2100 a New York sono previsti circa 50 giorni con temperature e umidità superiori alla fatidica soglia in cui le persone, nelle analisi dei dati del periodo di riferimento, sono decedute. Per lo stesso orizzonte temporale, il numero di giorni mortali per Sydney sarà 20, 30 per Los Angeles e l'intera estate (circa 90 giorni) per Orlando e Houston!


Lo studio ha anche scoperto che il maggior rischio di salute è previsto per le aree tropicali. Questo perché i tropici sono caldi e umidi durante tutto l'anno, mentre per le latitudini più elevate il rischio di calore mortale è limitato all'estate (anche se le canicole sono in aumento e previste in crescita pure nei mesi limitrofi di transizione, per es. maggio e settembre alle medie latitudini boreali, risp. novembre e marzo a quelle australi).
Il riscaldamento nelle zone polari è stato, finora, una delle icone dei cambiamenti climatici associati alle emissioni in corso di gas a effetto serra. Il nostro studio dimostra tuttavia che è il riscaldamento nei tropici il fattore che porterà il maggior rischio per le persone associato a eventi estremi di caldo mortale. Con temperature e umidità già elevate, ci vuole ben poco riscaldamento in più per trasformare le caratteristiche ambientali delle zone tropicali in condizioni con elevato rischio mortale.
ha dichiarato il coautore Iain Caldwell, un ricercatore post-doc all'Università delle Hawaii.
Il cambiamento climatico ha messo l'umanità su un cammino che diventerà sempre più pericoloso e difficile da invertire se le emissioni di gas serra non vengono prese molto di più sul serio. Azioni come il ritiro dall'accordo di Parigi sono un passo nella direzione sbagliata che inevitabilmente ritarderà la risoluzione di un problema per il quale molto semplicemente non c'è più tempo da sprecare
conclude Mora. 

Polveri d'incendio dal Portogallo


Il gigantesco incendio di foresta a Pedrogao Grande, in Portogallo, è scoppiato sabato pomeriggio e non è ancora completamente domato. È stato uno dei più mortali della storia del Portogallo con più di 60 morti. Le ceneri da esso prodotte si sono sollevate per diverse migliaia di metri in altezza e si sono diffuse su una gran parte dei cieli d’Europa, e perfino sopra la Svizzera. Il loro tragitto fino al nostro Paese è durato 4 giorni.

domenica 18 giugno 2017

Clima più estremo? III — Heatwaves, feedbacks


Global warming: The role of soil moisture from Climate Science Visuals on Vimeo.

Come già visto qui, gli estremi termici più caldi, su scala regionale, sono previsti aumentare più fortemente rispetto alle temperature medie globali, con cambiamenti significativamente maggiori del livello dei 2 °C di riscaldamento globale che la comunità internazionale si è prefissata di non superare. E, come già detto nello stesso post, le ragioni vanno ricercate soprattutto nel potente ruolo esercitato dai feedback di natura termo- e idro-dinamica.
Fra questi, molto importante è infatti il ruolo esercitato dalla relazione fra umidità dei suoli e temperature attraverso il bilancio dei flussi di energia. Questo tipo di feedback contribuisce in modo significativo al riscaldamento amplificato dei giorni più caldi rispetto a quello delle temperature medie globali e il suo contributo raggiunge più del 70% in vasti territori ampiamente popolati delle medie latitudini boreali come l'Europa centrale e la parte centrale del Nordamerica.

sabato 17 giugno 2017

Una ciarlatana da un bullo

Comico il video segnalato oggi da Ugo Bardi. Più che la risposta di Rampini, trovo interessanti le "argomentazioni" della ciarlatana di turno.

L'isola di calore alpino


Non ci sono città, palazzi, industrie et al. sulle Alpi. Non ci sono a 2000 m di quota, figurarsi a 4000.
Eppure si sente ancora dire che le canicole e le ondate di calore estive sono tali sopratutto a causa delle famigerate isole di calore urbano.

martedì 13 giugno 2017

Clima più estremo? II — Heatwaves, conseguenze


Che conseguenze avrà il riscaldamento globale sulle estati svizzere? Che effetti provocherà l'aumento della frequenza delle temperature estreme più calde?
Queste le domande a cui ha dato risposta, pochi giorni fa a Berna in un convegno, un team di climatologi che ha informato i decision makers su questo attuale e scottante tema.
Le risposte degli scienziati del clima sono state piuttosto sgradevoli: ondate di calore estreme, come quelle verificatesi nel 2003 e nel 2015, diventeranno più comuni, più intense e dureranno più a lungo. Con conseguenze fatali (vedi anche qui).

sabato 10 giugno 2017

Il giro del Polo Sud in 88 giorni


In questo documentario andato in onda un mese fa alla trasmissione scientifica RSI "Il giardino di Albert" viene seguito il team internazionale di scienziati nella prima, straordinaria missione scientifica svizzera in Antartide (ne abbiamo già parlato qui e qui).

mercoledì 7 giugno 2017

Anche senza Trump

Evoluzione delle emissioni di gas a effetto serra della Svizzera (CO2 equivalenti, in milioni di tonnellate) e obiettivi per il futuro. Fonte: Ufficio federale dell'ambienteScarica i dati.

La Svizzera non farà la fine degli Stati Uniti. A meno di una settimana dalla decisione del presidente Donald Trump di ritirarsi dall’accordo di Parigi, il parlamento elvetico ha ratificato il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima.
Oggi, la Camera dei Cantoni (camera alta) ha accettato l’intesa internazionale con una decisione schiacciante di 39 voti favorevoli e 3 contrari (2 astensioni), allineandosi così alla Camera del Popolo, che si era espressa sul dossier in marzo. La Svizzera è così il 149° paese a ratificare l’accordo.
L’obiettivo di Berna - definito «ambizioso, ma realistico» dalla ministra dell’energia Doris Leuthard - prevede di dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2030, rispetto ai valori del 1990. Le riduzioni dovranno avvenire per almeno il 60% in Svizzera, mentre per il restante 40% potranno essere realizzate tramite progetti all’estero. Dal canto suo, l’Unione Europea si è fissata un obiettivo di riduzione del 40%.

Non riscaldiamoci troppo

Giunge notizia di un'intervista pubblicata qualche settimana fa su un giornaletto locale ad un sedicente "climatologo" a me sconosciuto e che avrebbe collezionato una serie di perle rare. Una di queste è stata ripresa a mo' di sfottò da un altro giornale settimanale nella sua rubrica ironica di copertina.