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#GRACEFO

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Questa sera, fra poco (21:47 ora dell'Europa centrale), dalla base spaziale di Vandenberg (CA), prende il via una nuova importante missione spaziale: Gravity Recovery and Climate Experiment Follow-On (GRACE-FO). Il satellite ha l'obiettivo di misurare quanta acqua c'è sulla Terra e come è distribuita.
Si tratta della seconda missione di questo tipo, dopo quella partita nel 2002 e terminata l'anno scorso.

Quello che si cercherà di capire, tramite GRACE-FO, è lo spostamento delle masse d'acqua su tutto il globo. Si tratta di un monitoraggio globale dell'idrosfera (e della criosfera): per es. la fusione dei ghiacciai e dove va a finire quest'acqua (parte degli obiettivi anche della prima missione) oppure l'acqua che circola nel sottosuolo e che viene prelevata per scopi antropici. In questo modo si riesce da una parte a valutare i mutamenti ciclici stagionali e dall'altra a differenziarli dai cambiamenti dovuti ad effetti climatici. Per questo motivo …

20 anni di mazze per una finale

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20 anni fa la prima semifinale mondiale dell'epoca moderna, persa contro la Svezia.
5 anni fa l'indimenticabile cavalcata degli eroi di Stoccolma, fino alla finale, persa, contro la Svezia.
Stasera nuova incredibile finale per i nuovi eroi di Copenhagen e ancora una volta contro gli svedesi. È tempo di rivincita.
Stiamo parlando delle imprese della giovane e agguerrita nazionale svizzera di hockey su ghiaccio ai campionati mondiali, al cospetto di giganti come Canada, Finlandia, Russia, Cechia, USA...e Svezia.

20 anni fa uscì il famoso paper originale di Mann et al. che diede origine ad una delle icone più famose delle scienze climatiche: quella, per l'appunto, della mazza da hockey.


5 anni fa con le ricostruzioni più ampie di Marcott et al.. e di Shakun et al., si è cominciato ad abbinare anche l'icona della sedia a sdraio.

Negli ultimi tempi grazie al consorzio PAGES2k e ad altri studi recenti (per es. questo o questo), sono tornate alla ribalta le mazze: questi stu…

Sun2Ice

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Swiss Arctic Project

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Si chiama Swiss Arctic Project e si svolgerà per 3 settimane dal 16 luglio attorno alle Isole norvegesi delle Svalbard. Una missione esplorativa e didattica ai limiti settentrionali dei luoghi abitati della Terra. Protagonisti, a bordo della nave “MV San Gottardo”, 5 giovani da tutta la Svizzera scelti tra 380 candidati per osservare gli effetti dei cambiamenti climatici nelle regioni artiche.
Lo Swiss Arctic Project nasce dall’impegno di una giovane coppia, marito e moglie che hanno deciso di trasmettere la loro esperienza e passione di viaggiatori in giro per il mondo alle nuove generazioni preoccupate per il futuro climatico del nostro pianeta.

Se ne è parlato ieri mattina alla trasmissione della RSI "Millevoci".
Ospiti:
Tessa Viglezio, studentessa in biologia all’Università di Neuchâtel, una dei 5 giovani a bordo;
Giovanni Kappenberger, meteorologo, glaciologo, studioso di mutamenti climatici;
Jonas Ulbrich, studente all’EPFL di Losanna, uno dei candidati non selezionati;

Il conto delle catastrofi

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Il cambiamento climatico rischia di avere costi sociali ed economici altissimi, anche in Svizzera. Come già sappiamo, negli ultimi trent’anni nella Confederazione elvetica le temperature sono aumentate di circa un grado centigrado, provocando una contrazione dei ghiacciai alpini del 12% (per un totale di 1,5 miliardi di metri cubi). Dal 1850 la temperatura media annuale in Svizzera è aumentata di quasi 2 gradi, circa il doppio rispetto alla media mondiale. Se non si riuscirà a frenare il riscaldamento globale, le conseguenze rischiano di essere pesantissime: stando alle proiezioni dell’Accademia svizzera di scienze naturali, entro la fine di questo secolo la Confederazione potrebbe soffrire di un aumento della temperatura di 6,5 gradi rispetto a 150 anni fa. E secondo un report della Rete di ricerca sul cambiamento climatico urbano della Columbia University di New York, Ginevra rischia un innalzamento della temperatura di circa due gradi e mezzo entro i prossimi dieci anni.


Estremi
Acco…

Idrodinamicità

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Interessante seminario martedì scorso al CEP dell'Università di BernaPaulo Ceppi (dipartimento di meteorologia dell'Uni di Reading, UK) ha parlato di uno dei suoi campi di ricerca più recenti e attuali: la risposta della circolazione atmosferica extra-tropicale a forcing esterni attraverso l'influenza che questi ultimi producono sulla componente interna di tipo oceanica del sistema (evoluzione delle temperature della superficie degli oceani, SST). Lo schema generale è questo:


A) forcing esterni → B) variazione delle SST →C) variazione della circolazione atmosferica extra-tropicale
Naturalmente, C presupporrebbe una modifica di grandezze meteorologiche su scala regionale come precipitazioni e temperature e, per quel che concerne queste ultime, il tutto può essere riassunto nella seguente tabella che ho già presentato e commentato altre volte. In questo specifico contesto, è come se inserissimo un nuovo riquadro nella prima riga che sta a metà fra il primo (risposta termod…

Una perla della rete svizzera di monitoraggio climatico

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Guest post di M. Martucci
Due secoli di misurazioni meteorologiche strumentali ininterrotte non sono una sciocchezza. Se a ciò s’aggiunge una posizione ad alta quota nel cuore delle Alpi, allora siamo di fronte a qualcosa di molto particolare, tanto da essere accolta, la prima di poche decine, fra la schiera delle Centennial Observing Stations dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm). L’onore è toccato alla stazione di misura di MeteoSvizzera al Passo del Gran San Bernardo, attiva dal 14 settembre 1817 che, come segno tangibile, ha ricevuto una speciale targa commemorativa a metà settembre dello scorso anno: lassù, a 2500 metri d’altitudine, stava già nevicando anche se il freddo non ha tenuto lontano i convenuti (perlopiù meteorologi) all’evento speciale.

Con questo riconoscimento ufficiale, l’Omm sottolinea la grande importanza delle stazioni meteorologiche con serie di misura continue durante almeno un secolo: base essenziale per comprendere il clima del passato e del futur…

Il "corso della natura"

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Fra chi dubita del ruolo antropico nel GW continua a imperare - oggi, invero, un po' meno di anni fa, mi pare - un sillogismo che nel tempo è diventato uno dei veri e propri mantra del negazionismo climatico al punto che nella speciale classifica dei "most used climate myths" di Skeptical Science da tempo giace al primo posto. Il meme, fondamentalmente, recita così:
siccome il clima è sempre cambiato, allora il cambiamento attuale non può che essere naturale, come lo è sempre stato. Tre esempi recenti in cui mi sono imbattuto in questo mantra: uno fra i tanti commenti di un assiduo commendatore di questo (e d'altri) blog, una domanda che mi è stata fatta (che andava in quella direzione) a margine di una conferenza pubblica che ho dato qualche mese fa in occasione di un convegno sui cambiamenti climati…

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Segnalo tre appuntamenti nei prossimi giorni / settimane. Una conferenza sabato pomeriggio*, un convegno il mese prossimo e un altro a giugno.


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* Intervista di Telmo Pievani a Schellnhuber pubblicata sul Corriere della Sera dello scorso 11 marzo:








Altra intervista a Schellnhuber pubblicata su La Regione giovedì scorso:







"Il whisky è per bere, l’acqua per combattersi"

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Nell’opera "Il Principe", Niccolò Machiavelli descrisse con una similitudine efficace come si possa arginare l’impeto del caso attraverso un atteggiamento previdente e pronto a sfruttare le occasioni:
E assomiglio quella (la Fortuna) a uno dei fiumi rovinosi che, quando s’adirano, allagano e’ piani, ruinano gli alberi e gli edifici, lievano da questa parte terreno, pongono da quell’altra; ciascuno fugge loro innanzi… E benché sieno così fatti, non resta però che gli uomini, quando sono tempi quieti, non vi potessino fare provvedimenti e con ripari et argini, in modo che, crescendo poi, o andrebbero per un canale o l’impeto loro non sarebbe né sì licenzioso né si dannoso. Questa immagine di Machiavelli è oltremodo efficace e definisce chiaramente l’atteggiamento che l’uomo e la politica dovrebbero avere nei confronti di un’emergenza preoccupante: l’uomo non è condannato a subire i grossi cambiamenti epocali, ma può, fino a che il tempo glielo consente, farvi fronte mediante …

Vision "zero"

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Sole collaterale

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Interessante seminario, giovedì, allo IACETH. Era ospite Mirela Voiculescu dell'Università romena Dunărea de Jos di Galati. Ha parlato di uno dei suoi campi di ricerca: la possibile relazione fra attività solare e clima, specificamente attraverso l'influenza sulle nuvole.

Dopo una breve introduzione nella quale ha riassunto alcuni ambiti di ricerca incentrati sulla speculativa e affascinante connessione fra attività solare e modi di circolazione atmosfera (soprattutto euro-atlantica) - parte del vasto settore di studi di attribuzione dei fattori che contribuiscono ai trend termici su scala regionale e che fanno capo alla risposta dinamica prodotta da forzature esterne - , nella parte centrale del suo speech ha presentato i risultati dei suoi più recenti campi di ricerca in materia di connessione fra sole e copertura nuvolosa. Questa è la sintesi della sua presentazione.

È risaputo che la grande maggioranza degli scienziati concorda sull'origine antropogenica dell'attu…