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Visualizzazione dei post da 2015

Ghiaccio, cielo e...whisky

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...potere d'ispirazione di un bicchiere di whisky...:-D

Profughi climatici

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Guest post di Marco Morosini

Finisce un ennesimo anno estremo per i cambiamenti climatici e forse cruciale per gli accordi globali mirati al contenimento del problema. Ma finisce anche un anno estremo per i fenomeni migratori.
Quanti disperati cercheranno di raggiungere l’Unione europea per mare anche nel 2016? Quanti purtroppo moriranno? Quest’anno quasi un milione di migranti hanno affrontato le acque del Mediterraneo meridionale a bordo di imbarcazioni precarie. Migliaia di loro sono morti annegati. Intanto, sotto quelle stesse acque, la scoperta di nuovi tesori d’idrocarburi alimenta la sete di un’accelerazione della crescita della produzione, dei consumi e del PIL dell’Europa, il continente più ricco del pianeta.

La lunga vita della forza

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No, non siamo nel regno di Star Wars. Semplicemente: una sintesi iconografica (attraverso i ben noti grafici a barre)  della lunga vita (scientifica) delle perturbazioni radiative che hanno agito e che agiscono sul bilancio energetico del pianeta forzandolo in una specifica direzione. Quella dell'accumulo di energia termica e del conseguente incremento termico globale e regionale.

Cominciamo con una semplice tabella introduttiva che - confezionata ad hoc - uso sempre quando parlo nei miei corsi di attribution:

Dopo l'accordo, la sinfonia. ********* Prima che sia troppo tardi

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Professore presso l'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima dell'ETH di Zurigo, Reto Knutti è uno dei migliori esperti del settore - tra i principali autori della prima parte (WG1) del più recente rapporto dell'IPCC, pubblicato nel 2014. Ecco cosa ne pensa dello storico accordo sul clima di Parigi.






Parigi, c'è l'intesa!

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Il ministro degli esteri francese e presidente del COP21 Laurent Fabius ha presentato sabato in tarda mattinata l’accordo globale per la lotta contro i cambiamenti climatici alle 195 delegazioni che partecipano alla conferenza sul clima che si sta tenendo a Parigi.

Prima e dopo Parigi

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Una serie di recenti contributi audio e video andati in onda dalla Radiotelevisione Svizzera sul tema più importante e stringente di questo inizio secolo e dei decenni a venire.

L'ultima chiamata

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«Stiamo mancando l’obiettivo dei 2° C e gettando alle ortiche la possibilità di limitare il riscaldamento terrestre e le sue conseguenze (...) Dobbiamo abbandonare le fonti energetiche fossili e dare inizio alla quarta rivoluzione industriale. Mancare questo obiettivo potrebbe comportare un aumento dei conflitti locali a causa della migrazione».





A colloquio con il fisico del clima Thomas Stocker sulla Conferenza di Parigi e sulle conseguenze dell’aumento delle temperature a livello globale. Thomas Stocker è professore presso l’Istituto di fisica dell’Università di Berna, dove dirige la divisione di fisica climatica e ambientale. Nato a Zurigo nel 1959, studia fisica ambientale al Politecnico federale di Zurigo dove consegue nel 1987 il dottorato. Dal 1998 fa parte del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico dell’ONU (IPCC). Dal 2008 al 2015 è copresidente del primo gruppo di lavoro (WG1) dell'IPCC.

Carlo Rovelli e il problema più grave

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Non direi che noi stiamo facendo male alla Terra. La Terra sta benissimo anche se noi scaldiamo il pianeta o ci ammazziamo e spariamo dalla sua faccia. Stiamo facendo male a noi stessi non tenendo conto delle conseguenze delle nostre azioni. Io penso che i problemi ecologici come il riscaldamento climatico e la distruzione delle specie sono più gravi di quello che si dica. Invece di occuparci di andare a bombardare il Medio Oriente, sarebbe meglio ci occupassimo di fermare questo riscaldamento del pianeta che rischia veramente di far sparire la civiltà o addirittura la razza umana. Alla Terra non gliene importa molto di noi, a noi sì però! Noi preferiremmo restare e continuare. Mi auguro che, a partire già dall'imminente summit di Parigi, i politici si occupino presto di questi che sono i problemi veri di tutti noi.

Il letargo dei ghiacciai

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I ghiacciai svizzeri hanno perso 1300 milioni di metri cubi di ghiaccio, pari al 2,5% del volume totale, a causa del caldo dell’estate scorsa. Il record del 2003 (perdita fra il 4% e il 5%) non è però stato raggiunto, grazie al tempo più clemente (per i ghiacciai) della seconda decade di agosto e di settembre. L'Accademia svizzera di scienze naturali (SCNAT) ha indicato che la maggior parte dei ghiacciai esaminati ha perso tra uno e due metri di spessore durante l’anno idrologico 2014/15.

Negazionismo strumentale

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Ecco (h/t Riccardo Reitano) come il negazionismo climatico (associato al creazionismo e al gomblottismo di mentalmente e psicologicamente insana stoffa, che  - semmai - è considerato piuttosto un indizio di radicalizzazione islamica) strumentalizza quel che è appena successo a Parigi per la propria agenda.

BluBiancoRosso

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#Parigi

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Wild blue yonder

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Una specie di ignoto spazio profondo...

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Guest post di Francesco Maggi

Esattamente fra un mese, domenica 29 novembre, vigilia dell’apertura del vertice mondiale sul clima di Parigi, milioni di persone scenderanno nelle piazze di tutto il mondo per chiedere un accordo vincolante che permetta di contenere il riscaldamento globale entro +2 gradi. Anche in Svizzera si terranno manifestazioni a Ginevra, Berna, Zurigo, San Gallo e Lugano. A Lugano l’appuntamento è sul Piazzale Besso, alle 13:30, per la grande marcia per il clima fino al Palazzo dei Congressi dove si terrà l’evento in piazza con musica, attività per i bambini, bancarelle, foto di gruppo, video da tutto il mondo e la possibilità di sottoscrivere la petizione promossa dalla nostra mascotte, che andrà a Parigi per consegnare i messaggi. Il nostro motto: «Perché io amo…».

La fatica dei negoziati sul clima

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196 Paesi e oltre 2000 organizzazioni non governative. Oltre 25'000 partecipanti seduti attorno al tavolo virtuale delle trattative per migliorare lo stato di salute climatico della Terra. È la sfida che ormai si rinnova a scadenze regolari dal 1992 con il "Summit" di Rio de Janeiro sotto l'egida delle nazioni unite. Uno sforzo prolungato nel tempo e molto faticoso, alla ricerca di compromessi, accordi e nuovi tavoli negoziali per capire quale direzione prendere e per valutare la reale efficacia delle misure finora adottate per migliorare il clima. 
A Parigi, da fine novembre, un nuovo summit di trattative e conferenze avrà quale obiettivo principale di trovare la strada per un ulteriore accordo per la riduzione dei gas serra immessi nell'atmosfera. Per sperare così di ragiungere l'obiettivo di una diminuzione delle emissioni del 40% entro il 2030 e mantenere sotto controllo anche il riscaldamento climatico a lungo termine. La soglia decisiva è stata fissata n…

È proprio finito del tutto il GW, non c'è più alcun dubbio...

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Di fronte a queste ennesime evidenze grafiche che testimoniano in diretta la triste fine del ruggito del GW...

Ritorno al futuro

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Quello che più mi preoccupa - dalla prospettiva dello spazio, guardando la Terra dall'ISS - e su cui dovremmo riflettere di più, è il problema dei cambiamenti climatici. Ancora ne sento parlare come se fosse una mera discussione accademica; non lo è, non lo è più e ormai se guardiamo la cronaca di tutti i giorni ce ne rendiamo conto. Io credo che questa è una di quelle cose su cui dobbiamo, come popolazione umana, raggiungere una chiarezza di obiettivi e soprattutto agire al più presto possibile. È una cosa su cui possiamo ancora agire, ma non abbiamo più molto tempo. Così il primo astronauta europeo ad aver visitato la Stazione Spaziale internazionale, Umberto Guidoni. L'intervista qui (la citazione da 14'45'' a 15'21').

Due secoli di scienze naturali

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Guest post di Celia Luterbacher

Abstract

Nata nel 1815, l’Accademia svizzera di scienze naturali ha creato dei legami tra popolazione, politica e mondo scientifico. Uno sguardo sul contributo dei 200 anni di attività dell’istituzione. A iniziare da alcune strane rocce.

«Se a Parigi non si firma, siamo quasi fottuti»

Il buono & il comico

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● Lagarde (Fmi): «Il momento per una carbon tax mondiale è ora»
● Lord Nicholas Stern: «Agire per non rinchiuderci da soli in modelli di sviluppo insostenibili»
● I governi spendono 5,3 trilioni di dollari all’anno in sussidi ai combustibili fossili.

Da qui.

Un po’ di Svizzera in Groenlandia

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Nel 1912, lo studioso svizzero Alfred de Quervain fu il primo ad attraversare da Ovest a Est la calotta di ghiaccio della Groenlandia. Un’impresa storica, svoltasi con successo: tutti i membri della spedizione, infatti, tornarono a casa sani e salvi. Ma non fu soltanto la sete di avventura a spingere il ricercatore bernese e i suoi compagni. In realtà, lo scopo principale della spedizione era quello di raccogliere dati e conoscenze scientifiche. Durante il percorso, De Quervain e la sua équipe effettuarono così osservazioni meteorologiche, condussero misurazioni e tracciarono, per la prima volta, un profilo altimetrico dell’intera calotta groenlandese. Un fatto scientifico straordinario, considerato l’epoca in cui si svolse. Da allora, di ghiaccio se ne è formato e se ne è anche sciolto. Ma la presenza elvetica nella regione e il ruolo di scienziate e scienziati svizzeri nella ricerca polare resta significativo (vedi per es. qui o qui). Non a caso, questa parte orientale della Groenl…

Il pianto dei ghiacciai

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Piangono lacrime amare, i ghiacciai del mondo.
Che queste imponenti riserve di acqua dolce stiano perdendo massa (vedi anche qui e qui), non è una novità. La velocità del processo sorprende però i ricercatori.
Nelle scorse settimane l'Università di Zurigo - sede del servizio di monitoraggio mondiale dei ghiacciai (WGMS) che raccoglie informazioni glaciologiche e geodetiche dal 1850 per quasi 5200 ghiacciai e oggi da oltre 30 nazioni - ha pubblicato (sul Journal ofGlaciologyi risultati (vedi anche qui) di un progetto di osservazione a livello mondiale (vedi mappa e grafici qui sotto).
Da oltre un secolo a questa parte, mai si era visto quanto è invece successo negli ultimi 15 anni, dal 2000 a oggi. E le prospettive sono anche peggiori, questo perché i ghiacciai non hanno ancora trovato un equilibrio con il clima attuale.

In vino veritas

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La vite è una delle piante coltivate che dipende maggiormente dalle condizioni meteorologiche dell'annata vegetativa ed è quindi anche una delle specie vegetali che reagisce in modo più marcato ai cambiamenti climatici. Tanto è vero che, per es., la data della vendemmia è usata come proxy agro-economico di ricostruzione paleoclimatica su scala plurisecolare in molte località europee.

Un'estate _normale_

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Di fronte a quello che in Europa e anche nella microregione dell'area alpina ci siamo appena lasciati alle spalle, molti hanno tirato in ballo il GW e i "cambiamenti climatici".

Assurdo! Inconcepibile! Abominevole!

Fortuna che, come sempre accade in questi casi, è intervenuto qualche "esperto" che ha tranquillizzato tutti dicendo che è stata un'estate tutto sommate normale.

Wald

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Sotto certi aspetti, il bosco è uno specchio della società: c'è un aumento demografico ed il bosco avanza, la popolazione invecchia e la foresta pure, la disoccupazione giovanile è un problema e nel bosco gli alberi giovani faticano a trovare spazio...

Dieci anni dopo il primo, è stato presentato in questi giorni a Berna il secondo rapporto forestale nazionale. In sintesi, questi i principali risultati:

Gli alieni attorno a noi

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Un numero di specie vegetali mondiali grande quasi quanto tutte le specie che vivono in Europa è oggi  lontano dalla sua terra d'origine e molte piante ornamentali esotiche potrebbero espandersi rapidamente con l'aumento delle temperature.

I sussidi nascosti dell'energia

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Guest post di
Daniele Besomi

Abstract

A livello globale, i governi (e quindi i cittadini) si assumono i costi (sanitari, congestione del traffico, riscaldamento globale ecc.) legati all’uso dell’energia per un totale di 4800 miliardi di $ l’anno, ovvero il 6,5 per cento del PIL mondiale. Sono sussidi nascosti per oltre 90 milioni di $ ogni minuto.

Ondate di calore in Svizzera

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Due ondate di caldo hanno caratterizzato il tempo in Svizzera nel mese di luglio. Il ricordo è subito andato al 2003, i paragoni sono stati all’ordine del giorno, come pure la domanda relativa al futuro andamento delle ondate di caldo: aumenteranno? diventeranno più intense? Se ne discuterà anche a fine mese in una Summer School dell'ETH ad Ascona. Questo post prende spunto da questo seminario e presenta in anteprima qualche evidenza.

Meglio tardi che mai?

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I cambiamenti climatici non sono una minaccia per le prossime generazioni. Sono un problema per la nostra!  Questo il motto che potrebbe aver spinto anche Obama - in vista dei negoziati per un trattato internazionale per la riduzione dei gas a effetto serra in programma a fine anno a Parigi - a varare un piano concreto e innovativo (per gli USA) di lotta ai cambiamenti climatici (pur con tutti i lagtimes del caso...), sancito negli impegni che il governo statunitense si assumerà per ridurre entro il 2030 le emissioni di CO2 del 32% rispetto a quelle del 2005, attraverso il piano energia pulita.

Travolti da un non più così insolito evento nell'afoso cielo di luglio

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Boccheggiando come pesci quasi lessi, suonati come pugili al tappeto, bolliti come rane nella pentola e con il fardello di una nemesi storica. Ecco come stiamo percependo gli effetti di quella che probabilmente sarà ricordata come la seconda estate più calda di sempre da noi, dopo quella (per ora, ma non credo ancora per molto tempo) inarrivabile del 2003 (vedi qui, qui e qui).

Un'inquietante finestra sul futuro

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Temperature da record, umidità elevata, afa, precipitazioni zero o quasi. In una parola: canicola. L'estate del 2015 sta facendo registrare un'ondata di caldo da primato, con valori medi giornalieri - e, per quanto riguarda luglio, anche mensili - mai registrati a Sud delle Alpi e nell'Italia del Nord da quando esistono le misurazioni ufficiali, che risalgono a metà del 1800. Per Lugano, a meno di un mese di agosto "glaciale" che possa parzialmente compensare, si tratterà molto probabilmente della seconda estate più calda da inizio serie dopo quella finora quasi inarrivabile del 2003 (vedi prossimo post sulle statistiche). Una situazione allarmante, considerando l'inquietante ripetizione a tempi sempre più brevi di record di questo tipo e l'associata riduzione dei tempi di ritorno. 

Quando la miniera è la tana di una talpa

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Non mi sono mai fidato di un sito spacciato - da chi nega sia l'importanza del fattore antropico nel GW che lo stesso GW - per autentica miniera di informazione, come se le informazioni ufficiali fossero, oltre che tutte fasulle, incomplete e poco accessibili.
In realtà, come al solito, è l'esatto contrario.

Avanti tutta, a tutta birra!

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El Nino in piena fioritura. Con un certo ritardo sulla tabella di marcia, lentamente ma inesorabilmente.

E in tutte le sue manifestazioni:

Spot the difference!

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Ha ancora senso parlare di slowdown delle T globali? Ha mai avuto un senso parlare, a tal proposito, di hiatus? Figurarsi di pausa/stallo/arresto/stop/fine del GW.

Il marmo blu

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La congettura di Kornhaus

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Questo non è il primo dei 2 o 3 post dedicati al seminario di Berna sul bicentenario del Tambora, anche se ne è in qualche modo legato.
È un gioco nato fra i molti spunti seri e ironici emersi dalla cena di ieri sera alla splendida e barocca Kornhauskeller di Berna (il vecchio granaio da poco più di un secolo trasformato in locale per le feste), fra un bicchiere e l'altro. Una speculazione iniziata per gioco da un paio di scienziati e ora diventata quasi virale fra insider (e non) sull'asse Berna-Zurigo ;-)
Siccome è nata in quell'affascinante posto (forse al Caffè, non ricordo più bene), l'ho chiamata con il suo nome.

Bicentenario del Tambora

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Duecento anni fa - nel 1815 - l’Europa ha vissuto la sua ultima grande carestia a causa dell’eruzione del vulcano Tambora in Indonesia, che ha raffreddato il clima in molti luoghi del pianeta (vedi video a conclusione del post).

◗●◗

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Cresce "Scala Mercalli"

Mentre continua l'aggiornamento grafico e sintetico dei punti essenziali delle puntate nel post dedicato, ecco una buona notizia relativa alla crescita dello share. Come già dicevo in questo commento sul blog di Bardi e qui su climalteranti.

#Scala Mercalli, il giorno dopo

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Scala Mercalli - 3

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6 grafici e 4 video per un nuovo record

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Je suis Charlie

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